Unirsi

15 febbraio 2007

Incontro con Mancuso

"Luci dalla città", ciclo di incontri pubblici volti a conoscere in modo specifico ed approfondito i compiti e l’attività svolta dai vari Settori del Comune di Bologna:

"Ripensiamo Bologna: dai quartieri alla città metropolitana"

Lunedì 26 Febbraio 2007 ore 20:30
Sala del Baraccano - Quartiere S. Stefano - via Santo Stefano 119, Bologna

Incontro con l’Assessore comunale LIBERO MANCUSO
decentramento - città metropolitana
diritti di partecipazione e di cittadinanza - tutela della privacy

L’Assessore fornirà una documentazione scritta da distribuire agli intervenuti. Hanno assicurato la loro presenza numerosi Amministratori.

18.30 NESSUN DORMA!

Appello delle associazioni, dei movimenti e dei cittadini attivi della RETE UNIRSI

Siamo seriamente preoccupati. Vediamo profilarsi – e non da oggi – il rischio di un nuovo 1999, quando Bologna passò al centrodestra.

Come componente attiva della maggioranza di centrosinistra che ha vinto le elezioni amministrative del 2004 portando Sergio Cofferati al ruolo di primo cittadino della nostra città, sentiamo quindi il dovere – politico e morale - di ridestare quelle forze: per tornare a vincere nel 2009 bisogna invertire – da subito - la rotta che ha portato all’attuale scollamento tra l’Amministrazione di Palazzo d’Accursio e la città.

I ritardi nella realizzazione del programma di mandato; la difficoltà ad individuare un progetto chiaro e da condividere per la città e per il suo futuro; la conflittualità fra le diverse componenti della città, accentuata ed a volte assunta come metodo di governo; le decisioni prese in solitudine, in assenza di comunicazione con i cittadini e senza un preventivo dialogo ed una concertazione; la scarsa rilevanza attribuita alle forme di partecipazione ed alle strutture di decentramento, in contrasto con le promesse preelettorali; la scarsa coesione fra i Partiti che compongono la maggioranza e fra questi ed il Sindaco; tutte queste cose ci fanno temere che, di questo passo, una campagna elettorale come quella del 2004, che coinvolse cittadini e quartieri in un clima di entusiasmo e di impegno collettivo per riportare il centrosinistra al governo di Bologna, sia non solo difficile da riprodurre, ma nemmeno immaginabile.

Non sono più quei tempi, non è più quel clima. Certo governare è difficile, specie in quest’epoca oggettivamente faticosa di vacche magre. E non solo a Bologna.

Ma le difficoltà dovrebbero rendere più forte l’impegno a mettere in campo le competenze migliori e la solidarietà tra tutti: tra Sindaco e la sua maggioranza, tra Sindaco e cittadini che lo hanno votato, tra i partiti della maggioranza tra loro, tra i partiti e l’insieme dei cittadini interessati ad essere nella società parte attiva. Non sappiamo se e quanto il Sindaco si accorga di questo stato delle cose, né se e quanto se ne preoccupi, né tanto meno se e quanto se ne ritenga responsabile, se non per una sua eventuale responsabilità soggettiva, almeno per quella oggettiva che sta in capo al capo.

Finora abbiamo cercato, con prudenza, di dare il nostro modesto e disinteressato contributo alla creazione di uno spazio pubblico di confronto sui temi principali che riguardano la vita cittadina. Ora riteniamo che non sia più tempo di tacere o fingere che tutto vada bene.

In particolare abbiamo cercato in questi mesi – purtroppo con inutile pervicacia - di spingere perché si svolgesse quell’Assemblea Cittadina di metà mandato che riteniamo non solo doverosa perché promessa, ma soprattutto utile alla città, se svolta non come mero rito celebrativo, ma come atto di libera, forte, coraggiosa partecipazione all’esame dell’agenda politica, per vagliare criticamente e ridisegnare le attività e la programmazione dell’Amministrazione.

Da sempre fautori delle primarie – ci siamo impegnati anche per quelle che nel 2005 hanno portato alla designazione di Romano Prodi – consideriamo, da ultimo, la recente ipotesi di “primarie chiuse” attribuita al Sindaco una vera e propria contraddizione in termini, un ossimoro politichese, che toglierebbe ai cittadini del centrosinistra – iscritti o meno ai partiti – il diritto di scelta nell’ambito di una competizione vera ed autentica.

Rivolgiamo dunque un pubblico appello a tutti, Sindaco in testa: riaprite il dialogo con la città, ascoltatela, ascoltatevi l’un l’altro. Riassumete – tutti e ciascuno - le vostre responsabilità verso chi vi ha sostenuti e dato il voto. Avete davanti ancora due anni e mezzo: c’è - ma ancora per poco - il tempo per riparare ai danni, per valorizzare ciò che si è fatto e per impegnarsi sulle priorità trascurate. Soprattutto per lavorare insieme solidalmente tra voi e con la città. Se continuerete a lottare tra voi per meglio posizionarvi per il futuro, personale o di partito, ignorando l’elettorato attivo che vi ha sostenuto quando c’era da risalire la china della sconfitta del 1999, vi posizionerete, sappiatelo, dalla parte dei perdenti. E non ritroverete più le migliaia di cittadini entusiasti che hanno appoggiato il centrosinistra nei mesi che hanno portato alla vittoria del 15 giugno del 2004. Sarà peggio per voi ma, quel che più ci preoccupa, sarà peggio per Bologna e per noi tutti.

Bologna, 15 gennaio 2007

La Rete UNIRSI

22 gennaio 2006

Quel che ci unisce

Lettera aperta all'UNIONE, a cura di Unirsi (rete di associazioni, movimenti, cittadini)

Per vincere le elezioni e vincerle bene

Siamo cittadine e cittadini bolognesi che condividono, al di là delle eventuali appartenenze di partito, i valori di democrazia, libertà, legalità, dignità, tutela dei diritti, della salute, dell'ambiente, che riteniamo propri del centrosinistra e che vediamo minacciati dal centrodestra. Siamo fra i 4.311.000 italiani che il 16 ottobre hanno scelto il candidato alla presidenza del consiglio, fra quelli proposti da tutte le componenti dell'Unione, dai no global all'Udeur. I candidati si sono impegnati ad accettare il risultato della consultazione, con le logiche conseguenze su programmi e guida dell’Unione.

Un grave colpo al rinnovamento democratico del Paese è stato inferto dalla nuova legge elettorale, voluta dal centrodestra - contro la volontà dei cittadini espressa nel referendum del 1993 - solo per ridimensionare il temuto successo del centrosinistra. Una legge che rischia di rendere ingovernabile il Paese, di accentuare la competizione interna tra alleati anziché tra coalizioni e che, attraverso le liste bloccate, produrrà un parlamento non eletto dai cittadini, ma nominato dai partiti.

Le sconcertanti vicende delle scalate bancarie ed editoriali (Antonveneta, RCS, BNL) hanno portato un ulteriore elemento di smarrimento per una parte dell’elettorato. Anche se rispediamo al mittente con forza la ridicola campagna mediatica di omologazione alle malversazioni del centrodestra innescata da Berlusconi, temiamo che tutto questo possa determinare delusione e astensionismo nel centrosinistra ed alienarci le simpatie di quella parte dell’elettorato di centrodestra deluso dalla politica affaristica del governo. Occorre perciò reagire al più presto e con grande determinazione.

Guardiamo al prossimo 9 aprile come ad un nuovo 25 aprile che liberi il nostro Paese da tutto ciò che consideriamo inaccettabile nel berlusconismo: il disprezzo delle regole, l’inquinamento del rapporto tra politica ed economia, l’elogio dell’affarismo e dell’evasione fiscale, lo spregio della legalità, delle istituzioni e dei principi che ne sono la base.

Cinque anni di questo governo hanno prodotto lo sfascio dell’economia e dei servizi, il degrado della cultura, lo stravolgimento delle istituzioni. Debito pubblico in continua crescita; inflazione sotto (parziale) controllo solo grazie all’appartenenza all’euro (la cui introduzione, non governata dal centrodestra, ha peraltro consentito operazioni speculative a danno dei consumatori); precarietà occupazionale ormai sistemica; produzione industriale in semi stagnazione; evasione fiscale in rapidissima ascesa: sono la pesante eredità che lascia il centrodestra. E se un po’ di legalità è rimasta lo dobbiamo alla magistratura che in questi anni non si è lasciata intimidire.

Se la Resistenza, che ha visto unirsi forze politiche e culturali diverse, ha saputo dare all’Italia una valida Costituzione repubblicana, oggi, di fronte all’attacco sferrato alle fondamenta democratiche, è e resta indispensabile unirsi, difendendo la Costituzione con il referendum e poi realizzandone, con l’azione politica e di governo, i principi e gli impegni.

Nella Costituzione ci sono le risposte giuste alle esigenze dei cittadini:
- la solidarietà, l’inclusione sociale e la convivenza civile (art. 3);
- il primato del lavoro sul mercato (artt. 4, 41, 46);
- il no alla guerra (art. 11);
- la libertà di accesso alle informazioni e la libertà di espressione (art. 21);
- il diritto ad una sanità pubblica e gratuita (art. 32);
- il diritto alla conoscenza e ad una Istruzione pubblica (art. 9);
- il diritto/dovere alla tutela dell’ambiente (art.117 );
- la parità tra uomo e donna nella politica, nell’economia, nella società (art. 51)

Questi principi costituzionali devono rispecchiarsi negli impegni dell’Unione, alla quale chiediamo di ricostruire il sistema della regole istituzionali attraverso:

1. l’inserimento nel programma di:
- una legge sul conflitto di interessi, valida per tutti gli incarichi pubblici e che regolamenti i rapporti tra politica ed economia;
- una efficace limitazione alla concentrazione della proprietà dei mezzi di comunicazione;
- la promozione e la difesa del pluralismo nell’informazione del sistema pubblico, non all’insegna della lottizzazione ma della qualità;
- una legge sui partiti che ne assicuri il funzionamento democratico e la trasparenza dei bilanci;
- una legge elettorale che garantisca il coinvolgimento attivo dell’elettorato anche nella scelta dei candidati, tramite le primarie;

2. l’assunzione da parte di tutti i partiti che compongono l’Unione dell’impegno a restare fedeli al vincolo di coalizione per non ripetere l'errore del 1998. Va in sostanza codificato il risultato delle primarie del 16 ottobre 2005, vera e propria costituente popolare della Unione;

3. nell’immediato, l’apertura delle liste elettorali, in posizioni eleggibili, non a generici candidati della società civile (riteniamo infatti che anche chi milita nei partiti ne faccia parte ), né a personalità illustri, ma a donne e uomini che, sulla base della loro competenza ed esperienza, anche politica, garantiscano di assumere il vincolo verso la coalizione come essenziale impegno di mandato;

4. infine chiediamo ai partiti dell'Unione di mettere in primo piano, nella campagna elettorale - e poi nella prassi di governo - l'attenzione ai problemi sociali ed economici: per restare in tema di paragoni storici, dopo la “resistenza”, ci vorrà anche una “ricostruzione”.

Su questi punti proponiamo di svolgere un confronto pubblico, in una assemblea aperta da indire entro la prima settimana di febbraio. Ovvero prima delle scadenze previste per la conferenza programmatica dell’Unione (11/2) e la presentazione delle liste (22/2).Chiediamo ai partiti dell’Unione, a livello cittadino e regionale, di rendersi disponibili a questo confronto e auspichiamo che analoghe iniziative siano assunte in altre città e regioni d’Italia.

Per sottoscrivere la lettera scrivere all’indirizzo unirsi@katamail.com